Il Safari è un’esperienza che senza dubbio deve essere fatta almeno una volta nella vita, a prescindere dal fatto che siate o meno amanti degli animali. La natura nella sua massima espressione, nella semplicità ma anche crudeltà delle sue leggi può essere toccata con mano dai turisti vivendo un’esperienza di questo genere. In questo post mi piacerebbe comparare due differenti approcci al safari: quello dei drives guidati con rangers, magari all’interno di riserve private e quello dei fai da te , in cui il turista è il ranger di se stesso e si mette alla ricerca dei big five in autonomia. Come avrete intuito abbiamo sperimentato entrambe queste opzioni, per capire quale fosse la migliore a livello organizzativo ed emotivo. Il Kruger Park, parco magnifico e unico nel suo genere, coi suoi circa 20mila km quadrati di superficie offre entrambe le opportunità ai turisti.

Devo premettere che le due alternative hanno costi completamente diversi e anche questo ci ha spinto a scegliere di dividere il soggiorno provandole entrambe. Nel nostro caso abbiamo optato per due giorni di safari in self drive (girando con il nostro 4x4 per il parco) e altri due giorni in drive guidati. La prima cosa da sapere se siete in self drive è quali sono i big five ovviamente! I mitici cinque da avvistare sono il leone, il leopardo, il bufalo, l’elefante ed il rinoceronte. Curiosità: potete rintracciare i big five anche sulle banconote sudafricane!

Un’ottima base per pernottare, se arrivate da sud è Marloth Park, una zona appena fuori dal Kruger, a grande densità di alloggi, seppur completamente immersi nella natura. Da qui potete usare il safari in fai da te per spostarvi da una parte all’altra del parco, visitando zone diverse per i primi due giorni e raggiungere, per esempio, le riserve situate in direzione di Hodespruit per i giorni successivi. Gli alloggi fuori dal parco sono ovviamente meno costosi e permettono di scegliere tra una grossa varietà di sistemazioni, dalla tenda al lodge confortevole. Il tutto con la doppia opzione di spostarsi con safari guidato dall’hotel al parco (con rientro in serata), oppure recandovi direttamente ad uno dei gates di ingresso con la vostra auto.

I safari organizzati dalle varie compagnie, che vi verranno proposti dall’hotel in cui alloggiate, di solito partono all’alba, oppure in notturna, con durate e percorsi variabili. A causa delle alte temperature pomeridiane infatti, gli animali si muovono al mattino presto e alla sera, quando aumentano le possibilità di avvistamento. Altro dettaglio da non trascurare: il drive in autonomia è possibile soltanto di giorno; per i notturni dovrete per forza prenotare i drive guidati perchè il parco è chiuso e solo i veicoli/rangers autorizzati hanno l’accesso. Il gate più comodo, se soggiornate a Marloth Park, è sicuramente il Crocodile Bridge.

Per il primo giorno in self drive vi consiglio di recarvi al gate più vicino all’alba, fate prima che potete, per evitare le lunghissime code di veicoli all’ingresso. L’orario di apertura è dalle 5.30 da ottobre a marzo e dalle 6 da aprile a settembre. La chiusura sempre intorno alle 18/18.30 a seconda delle stagioni. Consultate precisamente orari e avvisi qui http://www.krugerpark.co.za/Kruger_Park_Travel_Advisory-travel/kruger-park-gate-times.html . All’interno del parco ci sono delle regole molto rigide da osservare, le fondamentali sono :non scendere mai dall’auto, rispettare limiti velocità , non dare da mangiare agli animali, lasciarli indisturbati e non invadere i loro spazi.

Una volta entrati vi sarà consegnata una mappa con evidenziati i punti  di ristoro e visitors center; queste aree di sosta/ristoro sono delimitate da cancelli e recinzioni, per permettere ai turisti di scendere dall’auto in tutta sicurezza e allo stesso tempo tenere lontani gli animali da esalazioni di cibo. All’interno di queste aree potrete trovare delle mappe che segnalano gli avvistamenti della giornata e i relativi orari, in modo tale che possiate muovervi seguendo il percorso degli animali ed avvistarli! Posso confessare che il safari in autonomia è molto emozionante, sia perchè quando vi trovate un elefante nel bel mezzo della carreggiata inizieranno a tremarvi le gambe, sia perchè avvistare da soli un leopardo su un albero, come è successo a noi, senza aiuto del ranger, vi farà davvero sentire occhio di falco! In tal caso non potrete fare altro che spegnere il motore e ammirare questo spettacolo della natura.

Storia diversa è il safari guidato, dove un ranger si occuperà di tutto, seguendo le segnalazioni via radio di altri rangers e le piste lasciate dagli animali. Avrete la possibilità di vedere tutto ciò che volete, con una guida al vostro servizio e la condivisione dell’esperienza con altri turisti. Il game drive in notturna ad esempio, che noi abbiamo prenotato pur soggiornando fuori dal Kruger, è stata una bellissima esperienza: le strade sterrate battute dai rangers non sono quelle aperte al pubblico (strade asfaltate); in questo modo è più facile avvicinarsi agli animali! La savana viene illuminata dai grossi fari dei rangers e potrete scorgere la presenza dei big five dal riflesso dei loro occhi! Incredibile davvero. 

Detto ciò, anche in caso di drive guidato, non c’è la certezza matematica di vedere i big five al completo, dipende da quanta fortuna avrete quel giorno! Se volete ridurre a zero questo rischio e tornare a casa con il big five passport (un passaporto souvenir che potrete acquistare all’interno del parco) timbrato e completo in ogni sua pagina, allora non vi resta che una opzione: la riserva privata. Le riserve sono dei territori abbastanza vasti delimitati e recintati, di proprietà privata in cui solitamente si trovano due o più lodges o camps in cui alloggiare. Le differenze rispetto alle aree pubbliche di cui abbiamo parlato sopra sono notevoli: alloggi di lusso al loro interno, da tende a veri e propri villaggi, con innumerevoli servizi ed attività da svolgere in loco. I game drive sono tassativamente guidati, le passaggiate nel bush o le escursioni in mountain bike anche. Il tutto contornato da lodges con piscina, trattamenti spa, all inclusive e chi più ne ha più ne metta. Il plus della riserva è quello di offrire la certezza matematica di avvistare ogni specie ospitata (non tutte le riserve ospitano i big five, attenzione!).

Le più famose e rinomate sono certamente la riserva di Sabi Sands, Timbavati e Manyeleti. Noi abbiamo scelto l’ultima per i due giorni conclusivi del nostro soggiorno e, ahimè, devo ammettere che ne è valsa la pena. I leoni, che durante il self drive non eravamo mai riusciti a vedere, se non a distanze siderali, eccoli davanti alla nostra jeep mentre spolpano la carcassa di un bufalo in tutta calma. Poco più in là, la cucciolata di leoncini sazi che riposano sotto un cespuglio, dopo la grande abbuffata. Esperienza incredibile, da vivere in religioso silenzio, anche se l’entusiasmo è tantissimo. Una volta osservati i leoni che si riempiono la pancia è il nostro turno: la jeep si ferma nel bel mezzo della savana per la nostra colazione al sacco!

La camminata mattutina nella riserva è stata un’ altra esperienza che mi sento di consigliare: scortati da un ranger abbiamo camminato tra le giraffe, ci siamo fermati ad ammirare le zebre mentre si abbeveravano e, con molta fortuna, ma anche un po’ di paura, abbiamo avvistato tra i cespugli la testa di un leopardo curioso. Nota dolente di questo secondo tipo di esperienza è certamente il costo, notevole rispetto al soggiorno fuori dal parco e self drive, ma ne vale davvero la pena per tutto ciò che viene offerto al turista.

Quando andare: la stagione migliore per il safari sudafricano è certamente quella tra aprile e settembre, che corrisponde alla loro stagione invernale, secca. Le temperature sono più clementi di giorno, seppur fino a 28/30 gradi, ma con escursioni termiche notevoli. Al mattino i soli 6/7 gradi al gate si sentono! La vegetazione in questo periodo è meno fitta e permette migliori avvistamenti.

Cosa mettere in valigia: repellente anti insetti (anche se nella stagione secca ve ne sono pochissimi), crema solare per le ore calde e scarponcini comodi (possibilmente con caviglie coperte). Indumenti utilissimi sono i pantaloni tecnici con cerniera al ginocchio, in modo tale da poter rimanere a gambe scoperte quando si toccano i 30 gradi e i cappellini. Per gli appassionati di fotografia un teleobiettivo 70/300 va più che bene.

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