Durante il nostro itinerario in Normandia abbiamo scelto di visitare Giverny, un piccolo villaggio a poco più di un’ora e mezza da Parigi, famoso per essere stato per anni la residenza di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, Claude Monet (1840-1926). La residenza del pittore e i suoi meravigliosi giardini sono diventati una delle tappe imprescindibili di qualsiasi itinerario della Normandia per i turisti da tutto il mondo: vuoi per la curiosità di entrare nella sua casa, vuoi per la voglia di immergersi in quel quadro che tante volte abbiamo visto riprodotto, il biglietto vale davvero il viaggio! La Fondazione che oggi gestisce il sito è http://fondation-monet.com/. I biglietti, attualmente con una tariffa intera di 11 euro per persona, possono essere acquistati online o in loco senza problemi: attenzione, non è aperto tutto l’anno, ma solo dal 1/04 al 1/11. Consigliamo comunque la prenotazione online nei periodi primaverili, quelli di maggiore affluenza. L’ingresso dà diritto alla visita delle stanze della casa e a tutti i giardini, concludendosi con un passaggio attraverso un gift shop a tema.  

Arrivati a Giverny e parcheggiata l’auto nelle vie limitrofe al centro, immettetevi nell’area pedonale con indicazioni molto chiare e precise: da un lato del lungo viale “Rue de Calude Monet” si raggiunge il museo dedicato all’impressionismo (altra tappa obbligata per gli amanti dell’impressionismo e della sua storia) e la casa di Monet, mentre dirigendosi verso l’estremità opposta si giunge alla chiesa e alla tomba del pittore, passando per alcuni luoghi significativi della sua storia come l’hotel Boudy. Ma andiamo con ordine.

Nel 1883 il pittore decide di trasferirsi in questo piccolo centro abitato, incantato dalla bellezza del paesaggio circostante e dall’opportunità che questo gli offriva di dedicarsi di pari passo a pittura e cura dei propri giardini. Come scriveva lo stesso artista: “il mio giardino è il mio capolavoro più bello“. La dimora prescelta, il Clos Normand, riveste perfettamente la necessità di abbinare le due maggiori passioni di Monet, permettendogli di destinare ad atelier un vecchio fienile e di coltivare fiori e piante più disparati nei suoi ampi giardini. Una curiosità: l’artista decise di piantare un numero indefinito di specie di piante e fiori, ciascuno con stagionalità diversa e tale da permettergli di godere dello spettacolo della fioritura in modo continuativo, creando mix di colori inediti ed in continua evoluzione. A tal proposito, sul sito della fondazione c’è la possibilità di consultare il calendario delle fioriture a questo indirizzo https://fondation-monet.com/wp-content/uploads/2019/03/Calendrier-des-fleurs-web1.pdf per verificare quali specie saranno al massimo della loro bellezza nel mese che avete scelto per la visita!

Ad oggi le stanze della casa sono riprodotte esattamente come ai tempi in cui l’artista la occupava con la propria famiglia: i colori sgargianti, alternati a quelli pastello; bozzetti e riproduzioni delle sue opere, strumenti musicali e la sua famosa collezione di stampe giapponesi, sino alle pentole di rame allineate nella grande cucina. C’è chi preferisce gli interni della dimora per rivivere l’epoca impressionista, chi invece, la coglie maggiormente all’esterno. E’ proprio qui infatti che si possono scorgere, in ogni angolo, gli spunti delle opere più famose: sembra proprio di entrare nei quadri per qualche minuto, specialmente davanti al laghetto delle ninfee. Lo stesso artista scriveva “mi ci è voluto molto tempo per capire le mie ninfee. Le avevo piantate per il gusto di piantarle e le ho coltivate senza pensare di ritirarle… Non si assorbe un paesaggio in un solo giorno. E poi, all’improvviso, ho avuto la rivelazione delle fate del mio stagno. Ho preso la mia tavolozza. Da allora, non ho avuto altri modelli.”

Caro amico, non mancate di venire lunedì come stabilito. Tutti i miei iris saranno in fiore” . Monet trasformò la sua casa, oltre che nella sua primaria fonte di ispirazione, anche in un luogo di incontri con amici ed intellettuali del tempo. Alcuni venivano ospitati nella casa dall’artista, altri, spinti dalla sua fama ormai mondiale e da quella dei colleghi impressionisti, diedero origine ad un altro punto di interesse di Giverny: l’hotel Baudy. Sulla strada principale che conduce alla Maison infatti si può ancora ammirare questo luogo, ormai leggendario. Un antico caffè dove un giorno un uomo malconcio chiese ospitalità: la proprietaria, inizialmente diffidente, notò che il presunto vagabondo portava con sè pennelli e tavole e gli concesse l’alloggio. Lo straniero si rivelò poi essere il pittore americano Metcalf, giunto a Giverny per cercare la stessa ispirazione del tanto osannato collega e la proprietaria del caffè si ritrovò a gestire un vero e proprio albergo, data la continua processione di artisti provenienti da tutto il mondo. La fortuna e la fama dell’hotel Baudy erano ormai compiute.

L’ultima tappa della nostra giornata a Giverny si trova dalla parte opposta alla Maison, ripercorrendo tutta la Rue Claude Monet ed è l’Église Sainte-Radegonde de Giverny. Nel cimitero circostante la chiesa si trova la tomba di Monet: ” seppellitemi come un uomo del posto. Voglio solo parenti dietro al feretro. E soprattutto ricordatevi che non voglio nè fiori nè corone al mio funerale… Sarebbe un sacrilegio fare razzia dei fiori del mio giardino per un’occasione del genere”.

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