Sebbene le tappe fondamentali di un viaggio in Alaska siano più o meno chiare a chiunque voglia intraprenderlo, l’organizzazione di un itinerario non è immediata, complici le distanze siderali tra un punto di interesse e l’altro. I tempi di percorrenza allungano di molto la durata delle visite e il tempo da dedicare ad ogni attrazione, per cui è necessario fare delle scelte, soprattutto in caso di giorni di ferie limitati. Per tutto quello che riguarda l’organizzazione del viaggio, leggete qui il nostro articolo dedicato.

Anchorage: necessariamente la prima bandierina del nostro itinerario è stata messa qui, con atterraggio dall’Europa nell’aeroporto principale dello stato alaskano. Non ci siamo soffermati sulla città, rimandando l’appuntamento al termine del nostro giro. Per “scaldare i motori” però, abbiamo fatto una rapida visita a due punti di interesse di passaggio: l’Independence Mines Historical Park e Hatcher Pass. La prima località è un vecchio centro minerario di fine 800/primi 900 dove ancora oggi è possibile percorrere sentieri tra le rovine di stabilimenti e macchinari impiegati durante la corsa all’oro dell’epoca: si trova a Palmer a circa un’oretta da Anchorage. A breve distanza si trova invece un passo panoramico per camminate tra cime rocciose, laghi, radure e distese di mirtilli: Hatcher Pass è stata l’occasione per una breve passeggiata, prima di ritirarci nel nostro primo airbnb!

Matanuska Glacier: la mattina seguente ci siamo avviati nella zona dei monti Chugach, per raggiungere il nostro primo punto di interesse, nonché il più grande ghiacciaio (lungo ben 43 km!) degli Stati Uniti accessibile in auto, direttamente dalla Glenn Higway. La distanza da Anchorage in auto è di circa due ore. Ci siamo quindi diretti al centro Mica Guides, che abbiamo scelto per la nostra escursione guidata di 4 ore. Un’escursione molto ben organizzata, con guida esperta e fornitura di tutto ciò che serve per l’uscita sul ghiacciaio.

Finita l’escursione ci siamo incamminati verso Valdez, una delle cittadine più attive dell’Alaska, sia per quanto riguarda la pesca e il commercio di pescato, sia per quanto riguarda le attività turistiche (crociere). Una passeggiata al porticciolo in serata, quando i pescatori scaricano e puliscono il bottino del giorno è d’obbligo…prima di andare ad assaggiare il rinomato salmone selvaggio in uno dei locali vicini. Una notte di pernottamento a Valdez è necessaria. A Valdez è anche possibile visitare uno stabilimento di incubazione di salmoni, la Solomon Gulch Hatchery. I salmoni qui si accalcano alla foce del fiume e diventano facile preda di gabbiani, leoni marini e……orsi!

300 sono i km che ci separano dalla tappa successiva, il Wrangell-St.Elias National Park.

Kennecott Mine e Mc Carthy: questi due punti di interesse, legati alla corsa al rame tra il 1911 e il 1938 sono fin da subito stati oggetto della nostra curiosità. Cittadine fantasma, ormai vive solo grazie al turismo, dove si possono rintracciare ancora oggi i segni degli anni d’oro. Arrivarci è tutt’altro che semplice: da Chitina a Mc Carthy si percorre la Mc Carthy Road per due ore (100km), una delle peggiori strade mai viste! Sterrata con tratti a strapiombo, buche, sassi e dossi….insomma non una passeggiata! Una volta raggiunta Mac Carthy, o meglio i parcheggi e le strutture adiacenti, si lascia l’auto e si percorre un ponte in legno a piedi, per poi imbarcarsi su uno shuttle che conduce ai due punti di interesse. Il primo è la città di Mc Carthy, luogo in cui trovavano svago i lavoratori e tutte le persone che ruotavano intorno al ciclo del rame in quegli anni; la seconda è proprio la Kennecott Mine, la vera e propria “macchina del rame”, da visitare a nostro avviso con un tour guidato, oppure in autonomia. Ne parleremo nello specifico nell’articolo dedicato. Il pernottamento è stato in questo caso a Tonsina, molto comoda come posizione e meno impegnativa rispetto ai dintorni di Mc Carthy, dove l’incubo sta nel dover ripercorrere la strada per tornare! Inoltre, in vista della destinazione del giorno dopo…..meglio guadagnare terreno!

Una tappa bella tosta in auto di circa 11 ore ci ha condotti a quello che è stato uno dei luoghi più spettacolari visitati in questo viaggio: Haines. Per arrivarci è previsto un doppio passaggio della frontiera Usa/Canada, dal momento che la strada principale che conduce qui è di competenza canadese. Haines è una tranquilla cittadina dove il momento di massima attività è all’arrivo delle navi da crociera, ma che gode di una natura circostante mai vista altrove. I nostri obiettivi qui erano due: vedere le famose bald eagles, simbolo d’America, e gli orsi a caccia di salmoni. Abbiamo quindi raggiunto il punto panoramico di Chilkoot River, dove si radunano pescatori di salmoni e fotografi da ogni parte dell’America e abbiamo pazientato fino a quando mamma orsa e 4 cuccioli sono arrivati alla ricerca del tanto desiderato pasto! Uno spettacolo unico, completato da qualche aquila in volo…insomma un sogno! Un luogo di pace, dove fare una passeggiata immersi nella natura è bellissimo, ma pur sempre guardandosi intorno: è davvero pieno di orsi! Col senno di poi e con un programma di viaggio un po’ meno fitto, avremmo sicuramente aggiunto volentieri un giorno a questa località. Tenetelo in considerazione!

A questo punto, seppur solo all’inizio del nostro itinerario, ci siamo concessi una deviazione di 4 giorni nel territorio canadese dello Yukon, che probabilmente non avremmo avuto altra occasione di visitare se non in questa. Abbiamo imbarcato la nostra auto su un traghetto da Haines a Skagway, per proseguire nel nostro Golden Circle: passando da Carcross, con il suo minuscolo deserto e il villaggio attraversato dalla ferrovia, fino all’Emerald Lake. Imboccando la Alaskan Highway prima e la Klondike Highway poi, ci siamo fermati a Whitehorse e Dawson City, per poi rientrare in Alaska tramite la Top of The World Highway, una strada panoramica (e a tratti anche un pochino impervia!) davvero spettacolare. Tutto quello che vedete riassunto in queste poche righe sarà oggetto di un articolo a parte, che dedicheremo a quella fettina di Yukon che siamo riusciti vedere, ma che merita sicuramente una descrizione un po’ più approfondita!

Rientrando in Alaska non potevamo non fermarci in una curiosa città dove tutto è a tema……pollo! No, non è un errore di battitura. Un agglomerato di poche case, dove ai tempi si cacciava (e cucinava!) la ptarmigan (un tipo di pernice). Gli abitanti avevano difficoltà a scriverlo e pronunciarlo e allora per comodità la chiamavano chicken: da qui il nome del volatile tipico del posto, che oramai tra cartelli, segnaletica e bagni pubblici pervade ogni angolo del paese. Un posto parecchio isolato, visitabile in pochissimo tempo, perché c’è davvero poco da vedere, ma che ci ha divertito tantissimo! Abbiamo poi proseguito fino a Tok, uno dei centri abitati dove finalmente rincontrare la civiltà (benzinai, supermercati eccetera) per il pernottamento.

320 km ci dividono da Fairbanks! Due notti di pernottamento a Fairbanks ci hanno permesso di esplorare la zona intorno alla città, dove sono numerose le attività proposte e le cose da vedere. Per prima cosa il Museo del Nord dell’Università dell’Alaska, un museo etnico e naturalistico ormai segnalato da ogni guida. La vista dal colle dell’Università sulla città vale davvero il passaggio. Qui è conservato il famoso bus 142, prelevato dallo Stampede Trail e dove perse la vita Christopher MacCandless. Dalla sua storia vennero tratti il libro Nelle Terre estreme e il film In to the wild. Nell’agosto 2025, data del nostro viaggio, il bus era in fase di restauro, ragion per cui non lo abbiamo potuto vedere. Ci siamo poi rifatti a Healy (la tappa successiva) potendo visitare la riproduzione del bus, proprio quello utilizzato durante le riprese del film! Nei dintorni di Fairbanks ci sono altre attività praticabili, come la ricerca dell’oro, in appositi centri, (che però noi avevamo già fatto a Dawson City e che qui non abbiamo replicato); giri in battello lungo il fiume Chena, oppure delle ottime terme, 100 km fuori città, davvero gettonatissime, le Chena Hot Springs. Ma a noi le cose rilassanti non piacciono e quindi, anziché andare alle terme, ci siamo fatti un bel po’ di ore di auto ( ben 4 ad andare e 4 a tornare!) fianco a fianco con la Trans Alaskan Pipeline, tra le più grandi infrastrutture petrolifere del mondo, che porta l’oro nero dalla Baia di Prudhoe a Valdez. E siamo arrivati al Circolo Polare Artico, con tanto di certificato rilasciato dal ranger di turno! La nostra seconda volta dopo la Lapponia!

Sapevate che a soli 20 km da Fairbanks è Natale tutto l’anno? Noi, amanti del Natale e delle feste, lo abbiamo scoperto strada facendo e quindi la tappa a North Pole è stata d’obbligo! Una cittadina che non si trova affatto al Polo Nord, ma che per una trovata commerciale degli anni 40 venne ribattezzata con questo nome per attrarre bambini e non. Renne in recinto, lampioni a forma di Candy cane, strade con nomi a tema natalizio, un enorme villaggio di Babbo Natale e il gioco è fatto! Una bella americanata per interrompere la carrellata di foreste e parchi alaskani…potevamo farci scappare la foto con Babbo Natale?!

Tappa successiva e momento super atteso della vacanza è stata la visita del Denali National Park: il parco nazionale per il quale si viene in Alaska da turisti! Circa 25.000 chilometri quadrati di natura selvaggia, nel cuore della quale svetta il monte Denali (o Mount McKinley) con i suoi imponenti 6.190 metri di altezza! Abbiamo pernottato a Healy, in posizione molto comoda, dal momento che i lodge alle porte del Denali erano piuttosto costosi. Due giorni immersi nella natura, in uno dei parchi più famosi d’America. Dedicheremo a breve un articolo al Denali NP e ai vari itinerari all’interno del parco, perché noi stessi in fase di organizzazione del viaggio, abbiamo avuto qualche difficoltà nel reperire le informazioni necessarie alla visita. Per ora ci limitiamo a dire che tra tutti i percorsi disponibili ne abbiamo scelti 3, di media difficoltà, per poter ammirare la natura e la fauna ricchissima.

Welcome to Talkeetna! Una tappa imperdibile in ogni viaggio in Alaska che si rispetti, Talkeetna è quella cittadina dove trovare vecchi edifici in legno colorato, negoziati di artigianato e bakery fornitissime. Si trova ai piedi del monte Denali e quindi oggi accoglie moltissimi escursionisti che fanno base qui, ma un tempo era ovviamente legata alla corsa all’oro… La più grande curiosità di questo posto è che tutti i turisti, ma proprio tutti, entrando al General store di centro città, possono incontrare il sindaco: un gatto! Il suo nome è Denali e vi aspetta numerosi! Non stiamo scherzando….

Ultima regione da visitare a conclusione di un itinerario, come avrete visto, già bello fitto, è stata quella del Kenai e dei suoi meravigliosi fiordi. Per arrivare nella penisola del Kenai si percorre la Seward Highway, che costeggia la Baia di Turnagain ed è molto panoramica. Paesaggi che sono un mix tra Norvegia, Islanda e Canada, con scorci unici al mondo a nostro avviso. Da Seward a Homer ci siamo mossi cercando di visitare tutto il possibile. Per esplorare questa zona abbiamo pernottato prima a Moose Pass, un luogo di pace assoluta, e successivamente a Soldotna, località molto ben servita e attrezzata.

Seward è stata la nostra base per il trekking sull’Exit Glacier e per la crociera tra i fiordi, con tanto di whale watching! Una giornata di pieno sole e qualche balena curiosa hanno reso questa esperienza molto speciale! La crociera, della durata di 6 ore, è stata prenotata con MajorMarine e dobbiamo dire che ci siamo trovati molto bene.

Homer invece è uno di quei posti che dall’Alaska non ti aspetti. Una città sul mare, con una lingua di terra “the Spit” che indica la fine della strada (il punto esatto dove finisce la terra e inizia il mare), capitale mondiale della pesca di Halibut e che, usciti da giornate nel Denali, ti catapulta in uno sfondo completamente diverso. Una bella passeggiata sul molo e sulla spiaggia, ad osservare i pescatori all’opera, un pasto a base di halibut o salmone freschissimi, con edifici color pastello e negozietti di artigianato davvero graziosi. Per arrivarci, non perdetevi il punto panoramico Homer Baycrest Overlook point.

Si cambia di nuovo scenario e, mossi dalla curiosità di un documentario visto tempo fa, visitiamo uno dei luoghi più isolati e particolari mai trovati: la cittadina di Whittier. Un tunnel che la collega al “resto del paese”, a senso unico e alternato, chiuso la notte e talvolta, se le condizioni meteo invernali non lo consentono: una vecchia base militare, convertita a centro turistico. Da qui partono le crociere per la meravigliosa baia di Prince Williams Sounds, si mangia del pesce fresco e si può fare una passeggiata molto breve sul molo. I suoi circa 200 abitanti sono raccolti in un unico condominio, che accoglie anche i maggiori servizi cittadini, come stazione di polizia, chiesa e ufficio postale. Il motivo? Raggiungere l’altra parte del tunnel, o anche solo uscire di casa con temperature vicine ai 50 gradi sotto zero è talvolta impossibile. Meglio avere tutto sotto lo stesso tetto. Una visita che ci ha impressionati e che è stata davvero una bella esperienza. Racconteremo anche di Whittier nel dettaglio…abbiate pazienza!

L’ultimo giorno, prima di imbarcarci tristemente sul nostro volo di rientro, lo abbiamo dedicato alla città di Anchorage e ai dintorni. Con tutto quello che l’Alaska ha da offrire, abbiamo deciso di lasciare per ultima la città, perché onestamente, se qualcosa fosse stato da sacrificare, la scelta sarebbe ricaduta proprio su Anchorage! Una cittadina normalissima, zeppa di negozi di souvenir e poco altro. Diciamo che l’umore tipico di chi ha finito le vacanze, e anche uno dei viaggi più belli mai fatti, ha contribuito al poco entusiasmo nella visita della città!

Tutti i diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti in questo articolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CollezionoMiglia © 2019 – 2026