Strano descrivere il disagio appena usciti di casa la prima mattina di lavoro, dopo essere rientrati da un viaggio in Costa Rica; difficile anche spiegare il fastidio causato dai rumori della città, che avevamo quasi dimenticato, così come il grigio delle strade di Vigevano.

Quello che manca di più a chi ha avuto la fortuna di visitare questo meraviglioso paese è la vista dell’immenso verde circostante; al secondo posto il cinguettio incessante degli uccellini e il fracasso delle scimmiette nelle prime ore del mattino.
Insomma la caotica colonna sonora di chi si trova completamente immerso nella natura.
 
Il nostro itinerario in Costa Rica si è basato principalmente sulla scelta delle zone da visitare in base alla stagione (a cavallo tra dicembre e gennaio) e al tempo a disposizione (12 giorni)
Per prima cosa segnaliamo che la stagione migliore per visitare il paese è proprio da metà dicembre ad aprile: il nostro inverno corrisponde all’estate costaricana. Seppur sempre a clima mite, questo paese è segnato da una costante: le piogge. Mesi come ottobre e novembre generalmente rendono impraticabili tanti percorsi, infattibili molti trekking e molti punti di interesse, come monti e vulcani, non sono visibili, a causa delle nuvole basse, Per quanto ci riguarda, non ci è stato risparmiato qualche acquazzone, soprattutto nelle zone orientali, ma senza compromettere più di tanto i nostri piani. Ricordiamoci sempre che le foreste pluviali e l’immensità del verde trovano nell’acqua la loro ragione di esistere!
I parchi nazionali che abbiamo scelto di visitare sono stati, nell’ordine, il Tortuguero, Cahuita, la riserva di Monteverde, il Parco Nazionale Vulcano Arenal, Manuel Antonio e Marino Ballena.
Abbiamo dovuto a malincuore escludere il parco nazionale Corcovado, per oggettiva mancanza di tempo.

Atterrati a San Jose, la capitale, premettiamo che la visita della città non era nei nostri piani: leggendo guide e blog in rete, ci siamo resi conto che tutti giungevano alle stesse conclusioni, ovvero che se i tempi sono stretti non vale molto la pena sacrificare del tempo per girarla. Va bene sfruttarla per una mezza giornata prima del volo di rientro, oppure come appoggio se arrivate in serata; ed è proprio così che abbiamo fatto. Nei pressi di San Jose abbiamo cercato una fabbrica del caffè che offrisse tour ai visitatori con degustazione dell’eccellenza locale, giusto per immergerci nei profumi e nei sapori del posto non appena arrivati. Ce ne sono diversi in tutto il paese, in quanto il Costa Rica è uno dei maggiori produttori mondiali di caffè e, se vi piace l’idea, dedicare qualche ora a questi tour è davvero interessante. Abbiamo optato per Hacienda Doka, dove ci sono state illustrate le diverse fasi della coltivazione e della lavorazione dei chicchi, fino ad arrivare alla nostra tazzina di caffè di casa. Il tour dura circa un paio d’ore, comprensive di degustazione di caffè, cioccolato e possibilità di acquistare prodotti km zero.

Il Parco Nazionale Tortuguero. A circa 3 ore da San Jose, questo parco è raggiungibile in barca dal porticciolo di La Pavona ed è stata la prima tappa del nostro tour . Piccole imbarcazioni a motore conducono ad un villaggio di palafitte immerso nel verde più profondo che abbiate mai visto e, ovviamente, anche le escursioni fattibili sull’isoletta sono per lo più sull’acqua (canoa, barca a remi o a motore). Edifici semplici, in legno, dotati di (quasi) tutti i comfort sono adibiti a guesthouse o piccoli hotel; allo stesso modo localini e ristoranti, tutti concentrati in un fazzoletto di terra. Le escursioni più gettonate sono quelle da luglio a ottobre per vedere le tartarughe che depongono le uova lungo la costa. Ma anche se, come nel nostro caso, la stagione delle tartarughe fosse finita, non vi annoierete. Le escursioni notturne per gli avvistamenti di serpenti, rane e insetti sono sempre fattibili, così come quelle in barca tra i canali del parco. Oltre al costo delle escursioni, che solitamente sono offerte da tutti gli host con guide autorizzate, dovrete munirvi di biglietto di accesso al parco nazionale tramite questo sito (vale per tutti i parchi nazionali). 
Nota: i costi di accesso ai parchi nazionali sono piuttosto elevati, così come alloggi e in genere il costo della vita dei turisti, se confrontati con il centro e sudamerica in generale. Dedicheremo un articolo a parte ai costi di un viaggio in Costa Rica.

Il secondo parco nazionale che abbiamo attraversato è quello di Cahuita, sulla costa caraibica. Questa zona di mare, che poco ha a che vedere con quello delle isole dirimpettaie, è l’ideale per conciliare escursioni e relax sulle lunghe spiagge. Il pezzo forte qui è la passeggiata nella foresta, tra fango, umidità e insetti di ogni genere, per incontrare la fauna della zona: coati, bradipi, serpenti, rane e scimmie. La camminata è lunga poco meno di 8 km e il punto di arrivo è Puerto Vargas, alla fermata del bus che vi ricondurrà all’ingresso. A meno che non decidiate di ripercorrere la stessa strada a piedi e uscire dal sentiero principale, come abbiamo fatto noi. Questo è l’unico parco nazionale in cui il biglietto di ingresso è a offerta (consigliata di 5 USD) e senza prenotazione. All’ingresso è possibile selezionare una delle tante guide ufficiali (che vanno pagate a parte ovviamente) per farsi accompagnare nel safari; in alternativa si cammina in autonomia costeggiando la spiaggia: ogni tanto una sosta per un bagno è una buona soluzione!

La terza tappa del nostro tour ci ha poi condotti a La Fortuna: per questa zona non basterebbe una settimana di permanenza ad esaurire le bellezze e i punti di interesse da visitare. Il meteo decisamente avverso nei giorni del nostro arrivo non ci ha di certo reso le cose facili (vedi il mega acquazzone nella mattinata dedicata alla visita del Rio Celeste, nel Parco Nazionale Volcan Tenorio). Ma fortunatamente se da un lato della montagna piove, dall’altro è sereno e la Catarata del Toro a circa un’ora e un quarto di auto, ci ha svoltato la giornata!
 

Il Parco Nazionale del vulcano Arenal è il punto di interesse più frequentato della regione e abbiamo scelto un trekking piuttosto facile (il Trail Arenal 1968 / Trail lava Sellero Bosque) di circa 5km. La vista panoramica sul vulcano Arenal una volta terminato il percorso vale da sola il biglietto! Abbiamo volutamente scelto di bypassare le numerose terme naturali della zona, per mancanza di tempo, ma se vi occorre mezza giornata di relax avrete l’imbarazzo della scelta in hotel e resort dove le hot springs sono l’attrazione principale. Il costo? Ovviamente alto se alloggiate in strutture o resort con piscine interne, diversamente potrete anche usufruire di terme naturali gratuite, pagando lo scotto della folla già nel parcheggio (le più note si trovano vicino alle Tabacon Hot Springs; vi accorgerete delle tantissime auto parcheggiate a bordo strada). A voi la scelta! La cascata di Rio Fortuna Waterfall ed il tratto di fiume El Salto (il nome a causa delle rocce e liane per tuffarsi in acqua) sono altri punti di interesse da segnare sulla vostra mappa. Infine ci sentiamo di segnalare questa cosa: in città vi sono alcuni parchi faunistici o parchi divertimento a pagamento, principalmente per famiglie, che assicurano ai visitatori il contatto con alcune specie animali. Il Bogarin Trail, ad esempio, segnalato da numerosi motori di ricerca come un’attrazione imperdibile della città, in realtà si tratta di tutt’altro. Dietro il pagamento di un biglietto di circa 25 dollari si nasconde la cattività di bradipi strappati dalle foreste in cui sono nati e vissuti. Una delusione a dispetto di quanto letto in rete: informatevi bene prima di prenotare! Il Parco Mistico Arenal e i suoi Hanging Bridges, i ponti sospesi, chiudono il fitto elenco di cose da fare in questa zona. 

Monteverde è stata la tappa successiva e, se non lo avete fatto come noi nei dintorni di San Jose, vi consigliamo di prenotare proprio qui la visita ad una fabbrica del caffè/cioccolato. Intanto il caffè è buonissimo dappertutto; ma le proposte sono davvero tante, quindi rispetto a San Jose, avrete più scelta. La cittadina in sé è tra le più vive e caratteristiche incontrate sul nostro percorso, anche i negozietti di artigianato sono più riforniti rispetto ad altre zone. La strada che collega La Fortuna a Monteverde è davvero pessima: terreno spesso non asfaltato, fondo sconnesso e buche che sembrano voragini…insomma il nostro consiglio di noleggiare un fuoristrada qui diventa davvero prezioso!
La base a Monteverde è necessaria per la visita di una delle maggiori attrattive del paese: la foresta pluviale nebulosa. Impossibile bypassarla, così come non rimanerne affascinati. L’ingresso al parco va prenotato con largo anticipo, nonostante il punto interrogativo meteo, ma c’è la possibilità, per chi non lo avesse fatto, di recarsi all’ingresso e mettersi in lista d’attesa. Il numero chiuso è “monitorato” in tempo reale, per cui mano mano che la gente esce, potreste essere chiamati per entrare al loro posto. Le specie di flora e fauna che si vedono qui dentro, inutile che ve lo diciamo, sono infinite. Attraversare un mondo a parte come la foresta pluviale è davvero una delle cose da fare una volta nella vita. Vestitevi a strati, mettete un k-way: umidità e sbalzi climatici sono la norma qui. Una volta rientrati in città alla sera, non fatevi scappare una cena da Sabor Tico, una garanzia! Prima di lasciare la città di S. Elena vi suggeriamo un’ultima chicca, poco pubblicizzata online e scarsamente segnalata da cartelli in loco: fermatevi al Ficus Root Bridge, appena fuori dal centro. Con una brevissima camminata vi troverete al cospetto del più grande ficus che abbiate mai visto: le sue radici aggrovigliate hanno creato un ponte, da cui deriva il nome di “natural bridge”. La forza della natura nella sua massima espressione!
Saltata la penisola di Nicoya per ragioni di tempo, perché tra tutto quello che la Costa Rica offre a menu ci è stata descritta come la più turistica e meno autentica. La curiosità di vedere i surfisti esperti all’opera era tanta, ma siamo comunque riusciti ad accontentarci in altre spiagge più a sud, senza sacrificare giornate immersi nella natura.
 
La nostra tappa successiva è stata il Parco Nazionale Marino Ballena, che deve il suo nome a due fattori: il primo è che si tratta di un’area sicura per la migrazione delle balene (nel periodo da dicembre ad aprile). Il secondo, molto curioso, dato dalla forma della lingua di terra che separa i due versanti della spiaggia: guardate la foto scattata dall’alto con il drone, la vedete la coda della balena? La spiaggia è lunghissima, non attrezzata (solo un bagno pubblico all’interno e nessun chiosco dopo i cancelli) ed il costo del biglietto per contribuire al mantenimento della riserva è di 5 USD. Camminata nella foresta che costeggia la spiaggia e camminata sul bagnasciuga possono essere alternate: da un lato vi perderete ad osservare tucani e pappagalli, dall’altro le onde del mare. Sulla stessa costa consigliamo di fermarsi almeno una volta a guardare il tramonto a Playa Dominicalito, una lunghissima spiaggia frequentata da surfisti dove abbiamo assistito ad un vero e proprio spettacolo, proprio per la posizione strategica della spiaggia! Colori che difficilmente dimenticheremo.
 
Parco Nazionale Manuel Antonio: da Monteverde ci siamo quindi diretti verso quello che è il parco nazionale più gettonato del Costa Rica, passando per Jacò. Una cittadina certo turistica e attrezzata con tutto e per tutti, ma che presa come breve sosta di passaggio tra le mille foreste e parchi ci è piaciuta molto. In direzione Jacò e Manuel Antonio impossibile non fermarsi una decina di minuti nei pressi di Tarcoles, al Crocodile Bridge: vi accorgerete delle numerose macchine ferme sul ciglio della strada, per il tempo di scendere, sgranchirvi le gambe e scattare una foto ai coccodrilli spiaggiati al sole sotto i vostri piedi! 
L’ingresso al Parco Manuel Antonio è di certo uno di quelli da prenotare per tempo, visto il numero chiuso e la effettiva possibilità di rimanere fuori una volta esauriti i posti! 683 ettari di paesaggi diversi, completamente integrati tra loro, un’infinità di specie animali difficilmente reperibile altrove nel mondo e bellissime spiagge, finalmente con un mare degno di nota. Non fermatevi ai primi parcheggi, piuttosto lontani dall’ingresso, né al richiamo di finti ufficiali (ebbene sì, sono finte divise) che vi dicono di non poter proseguire fino al centro del villaggio: si tratta di parcheggiatori abusivi. C’è un grosso parcheggio proprio pochi metri prima dell’i ingresso al parco, anch’esso a pagamento (e, onestamente, non sappiamo se ufficiale o meno), ma almeno qui troverete una parvenza di legalità nelle procedure di pagamento della sosta! All’interno del parco non si può portare cibo, la sosta per mangiare qualcosa è consentita soltanto all’interno di un’area appositamente recintata, dove gli animali selvatici non possono introdursi. Il percorso nella foresta permette di incontrare, ancora una volta, un sacco di specie animali davvero curiose: granchi rossi giganti, colibrì, bradipi, scimmiette cappuccine e tanti altri….insomma non vi annoierete! Il mare cristallino offre un momento di sosta molto piacevole, ma dimenticatevi di lasciare a lungo zainetti e scarpe incustoditi mentre fate un bagno: le scimmiette potrebbero farci un pensierino e ….rubarvele! Provare per credere…
Una volta fuori dal parco consigliamo di fare due passi nel centro del villaggio e godersi un tramonto a Playa Northe, tra palme e surfisti all’opera. 
I nostri consigli
–  Noleggiare un 4x4 è consigliato in alcune stagioni, ma a nostro avviso, in alcuni tratti come già detto, è  indispensabile almeno un fuoristrada. Le compagnie locali solitamente hanno tariffe più convenienti rispetto alle compagnie internazionali. Noi abbiamo scelto Wildrider e ci siamo trovati molto bene, sia come competitività di prezzo, sia come qualità del mezzo noleggiato. Lasciamo di seguito il riferimento: https://www.wild-rider.com
Vestirsi a strati: mai come nella foresta pluviale abbiamo fatto scelta migliore! Abiti leggeri, tecnici e impermeabili sono una garanzia; preferite scarponcini fino alla caviglia, vista la effettiva possibilità di incappare in serpenti, sterpaglie ecc… Le temperature sono piuttosto miti, salvo in qualche località di montagna.
– Portare sempre con sé un repellente per insetti: per noi che viviamo in Lomellina è stata una passeggiata, ma se non siete avvezzi alle zanzare, mosquitos ecc… abbondate nelle applicazioni. Sono davvero fastidiosi.
Preferite le guesthouse e gli airbnb ai resort: abbiamo conosciuto la gente del posto, davvero gentile e disponibile…puravida!
Segnaliamo questo cottage immerso nella natura a pochi km da La Fortuna: host super e bradipi nel giardino di casa! Guardate qui che meraviglia!
Pagate in colones, la moneta locale, anziché in dollari americani (accettati ovunque): oltre ad essere molto carine le banconote con la raffigurazione di animali del posto, risulterà anche più conveniente! I prelevamenti risultano piuttosto difficoltosi in alcuni sportell ATM: BAC e BNC funzionavano quasi con tutte le carte, mentre abbiamo riscontrato problemi negli sportelli BCR. Più o meno ovunque accettano il pos, ma alcuni esercizi, nei piccoli villaggi (ad esempio al Parco Tortuguero), accettano solo cash, quindi attrezzatevi di conseguenza. E avvisate la vostra banca/gestore sul paese di destinazione. 
 
– Per cena preferite le SODAS ai ristoranti: queste tavernette alla buona, a volte con tavolacci in legno e mise en place molto casalinga, sono frequentate per lo più da gente del posto. Si mangia bene, i prodotti sono sempre freschi e si spende meno rispetto ad un ristorante (dove pagherete il servizio aggiuntivo del 10% ad esempio). Questo accorgimento vi permetterà anche di assaggiare le specialità locali cucinate come si deve, senza dover optare per il “solito hamburger” salvacena. Se non lo avete mai assaggiato, non tornate senza aver ordinato almeno una volta il GALLO PINTO: un piatto tipico a base di riso e fagioli, solitamente servito con uova e tortillas. Viene consumato per lo più a colazione, ma per i turisti viene inserito a menu in qualsiasi momento della giornata. Buonissimo!
 
Armatevi di pazienza sulle strade: in generale le persone non sono frenetiche come noi in guida a Milano, anzi! Il motto del paese, dopo Puravida, è questo: ” se lo posso fare, lo faccio più tardi”….. Si fa tutto con calma, a volte disarmante, rimandando e…. tardando. Per la vostra tabella di marcia considerate bene il mood costaricano applicato alla guida, eheheheh! Adeguatevi allo stile di vita salutando con lo slang locale PURAVIDA, o ringraziando semplicemente con MUCHO GUSTO! Sarà molto apprezzato!
 
Portatevi delle torce o luci da runner: molto spesso per un banale rientro in camera o spostamento nelle strade, potrebbero non esserci lampioni.

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