Circa 3000 km percorsi in 16 giorni (ripartenza inclusa!), tante, tantissime ore di luce per sfruttare a pieno ogni giornata di viaggio, in questo articolo dettaglieremo, giorno per giorno, quello che è stato il nostro itinerario lungo la Ring Road. Arricchire o eliminare qualche tappa è sempre possibile, ma avere una traccia potrebbe fare la differenza per decidere cosa vedere e cosa no, quindi cominiciamo! Per organizzare al meglio il vostro viaggio però, leggete prima il nostro articolo dedicato.

Se invece volete un video-riassunto del nostro viaggio cliccate qui per il video sul canale Youtube!

Giorno 1: in realtà siamo atterrati a metà giornata, causa scalo a Copenaghen e quindi la restante metà l’abbiamo destinata ad un assaggio fugace di Reykjavik, consapevoli di doverci tornare alla fine del giro, ma anche del fatto che tra tutto ciò che l’isola ha da offrire, questa sarebbe stata la parte meno emozionante. Per questo primo incontro con la capitale ci siamo dedicati ad una passeggiata per le vie del centro, a qualche scatto classico di strade colorate e della chiesa principale, per finire con una cena sul porto per assaggiare la mitica lobster soup tanto pubblicizzata. Il numero di pub della città ci è sembrato superare di gran lunga quello degli abitanti! Il pernottamento è stato a 6/7 km dal centro, causa prezzi proibitivi e anche per la comodità di doversi allontanare dalla città la mattina seguente.

Giorno 2: intraprendendo il giro in senso antiorario e partendo di buon mattino, la prima attrazione del cosiddetto Circolo d’Oro sul nostro cammino è stato il parco Thingvellir a soli 40 km da Reykjavik. Maggiore parco nazionale dell’isola e patrimonio Unesco, questo è un sito di grande importanza storica a causa della nascita del primo parlamento democratico del mondo. La vallata, dove fiumi e cascate si intrecciano in continuazione, è il punto di incontro tra la placca tettonica euroasiatica e quella nordamericana: numerose le spaccature visibili lungo il sentiero segnato per i percorsi turistici, la più spettacolare sicuramente l‘Almannagja. L’itinerario a piedi consente di raggiungere la cascata Oxarafoss, la più grande sul percorso, da non perdere. Interessante anche la passeggiata tra l’Alpingi, la chiesa del villaggio e l’antica fattoria. Il livello dell’escursione è molto facile. Abbiamo poi proseguito in direzione Geysir, la sorgente che ha dato il nome a tutte le altre! La valle geotermica è colorata da pozze dall’azzurro al giallo ocra, con il classico odore di zolfo a pervadere le passerelle che le circondano. Inutile dire che la star dell’area è Strokkur, il geyser più attivo della zona, che ogni 3 minuti circa lascia tutti i turisti con il naso all’insù. Non c’è tempo da perdere e la scaletta della giornata punta a Gullfoss: 32 metri di pura potenza naturale. La prima cascata islandese non si scorda mai! La visita è piuttosto veloce perchè, stranamente, il parcheggio è proprio a ridosso della cascata e in pochi passi sarete già al suo cospetto. La chiusura della giornata è al cratere di Kerid, con la sua terra rossa e il verde delle acque, per un tramonto speciale. Il pernottamento è stato, anche in vista dello spostamento successivo, a Vatnsholt, che abbiamo scelto come base per due notti: un agglomerato di hotel, campeggio e cottages in un’ampia area servita in mezzo alla vallata.

Giorno 3: il terzo giorno di viaggio è iniziato dall’antico villaggio vichingo Þjóðveldisbærinn Stöng ,fedelmente ricostruita come all’epoca. Il canyon di Gjain è stata la seconda tappa di giornata, una valle incantata tra ruscelli, fiumi, cascate davvero da fiaba! Ma le cascate della giornata non sono finite qui: Sigoldufoss con vista Sigolfugljufur canyon come seconda tappa. Passando per il cratere di Hnausapollur, abbiamo poi raggiunto la valle di Landmannalaugar, per un trekking spettacolare. Prima di rientrare alla nostra base di Vatnsholt, una breve sosta alle cascate Urridafoss è stata un’ottima idea, visto che in serata i tanti turisti lasciano spazio a qualche pescatore solitario.

Giorno 4: ancora cascate in programma, stavolta Seljandsfoss e la più famosa Skogafoss aprono il quarto giorno di on the road. Difficile trovare la nostra preferita anche se siamo solo ai primi giorni! Abbiamo pensato di fermarci anche a Seljavallang, di strada, una delle tante piscine termali gratuite islandesi. Questa non è una semplice pozza tra i sassi, ma una vera a propria piscina, costruita intorno ad una sorgente calda. Lo stato della vasca non era, al momento della nostra visita, al meglio della condizione, vuoi per affluenza, vuoi per trascuratezza del luogo, per cui abbiamo deciso di non immergerci, nell’ottica di trovarne altre in seguito. Kvernufoss chiude l’elenco cascate del giorno, per catapultarci sulla luna. Abbandonata quest’ultima cascata,abbiamo infatti deciso di affrontare il lungo cammino attraverso il paesaggio lunare che conduce al DC-3 Wreckage. Il relitto del velivolo statunitense atterrato a seguito di un’emergenza, giace qui dal 1973 e la sua quiete viene disturbata soltanto dai turisti avidi di foto che si cimentano nel lungo cammino per raggiungerlo. La camminata è completamente in piano, senza dislivelli, ma rifornitevi di acqua e cappellino nelle giornate di sole per affrontare 4 chilometri abbondanti. Penultima tappa della giornata è stata la spiaggia nera di Reynisfjara. Le ore di luce prolungate ci hanno poi spinto ad anticipare la tappa alla scogliera di Dyrhoaley e conoscere i simpatici puffins, o pulcinella di mare, che la popolano. Il pernottamento è stato a Vik, una base molto comoda e attrezzata per visitare la zona. Diciamo che la giornata è stata tra le più impegnative e la carne al fuoco era molta. Volendo prendersela con più calma, almeno una tappa può essere rimandata al giorno successivo: un anno e mezzo di pandemia ci ha portati a scatenarci in effetti!!!

Giorno 5: il primo punto di interesse è il canyon di Fjadrargjufur, che avevamo segnato sulla nostra mappa, ma che, rispetto ad altri, ci ha entusiasmato sicuramente meno. Il tutto giustificato anche dalla meraviglia che ci aspettava di lì a poco: il parco nazionale di Skaftafell e Vatnajokull. Paesaggi spettacolari dominati dal ghiaccio bianco e azzurro da lasciare senza fiato. Abbiamo optato per l’itinerario a piedi molto facile, fino al ghiacciaio Skaftafellsjokul (sentiero S1 di circa 4 km), ma volendo ce ne sono di più articolati, oltre alla possibilità di escursioni organizzate in motoslitta. Dal visitor center oltre al percorso verso il ghiacciaio e’ possibile intraprendere anche quello che conduce a Svartifoss, che si distingue per per la presenza di colonne basaltiche. Ci siamo poi diretti verso Svinafellsjokul, altro ghiacciaio facilmente accessibile. Fjallsarlon e Jokusarlon sono infine le due lagune glaciali da visitare assolutamente: dalla prima potrete vedere a breve distanza gli iceberg staccarsi dal ghiacciaio, mentre nella seconda, animata da foche curiose, i blocchi di ghiaccio si muovono lentamente ad incantare i turisti. Poco pittoresche le barche/navette cariche di turisti che girano intorno agli iceberg, che rompono a nostro avviso l’incantesimo del luogo. Proprio di fronte alla laguna Jokulsarlon si trova Diamond Beach, la spettacolare spiaggia dove pezzi di iceberg naufragano e si posano per essere immortalati sulla sabbia nera. Per il pernottamento abbiamo scelto Hofn.

Giorno 6: questa è stata una delle giornate di “spostamento”, per percorrere i circa 300 km di Ring Road che ci condudono ai fiordi orientali. Una breve sosta iniziale al punto panoramico di Vesturhorn e poi una bella tirata in macchina, interrotti soltanto da una tappa all’osservatorio di Hafnerfrholmi, dove i pulcinella di mare hanno i loro nidi e rifugi e, una seconda, a Seydisfjordur, una cittadina colorata incastonata tra mare e montagne. Molto carine le botteghe, dove si può assistere in diretta alla realizzazione dei tipici maglioni islandesi lavorati ai ferri. I prezzi, inutile dirlo, sono alle stelle! Abbiamo scelto per il pernottamento Egilsstadir, dove abbiamo provato l’esperienza in cottage, affacciato sul lago misterioso di Lagarfljot, davvero unica!

Giorno 7: il trekking alla cascata di Faxi nelle prime ore del giorno è stata un’ottima idea, per la quasi totale assenza di turisti. Un paesaggio meravilgioso ed incontaminato, tutto a nostra disposizione. Seconda tappa della giornata il canyon basaltico di Studlagil, tra i più suggestivi che abbiamo mai visto. Il grigio della pietra a picco sullo smeraldo delle acque vale la camminata per raggiungerlo: non fermatevi al primo parcheggio dopo il ponte ma proseguite, potete tranquillamente risparmiare una ventina di minuti! Dettifoss e Sellfoss sono state le due cascate del giorno, che si è concluso con la visita all’area geotermale di Hverir.

Giorno 8: è stata la giornata dalle grandi aspettative, un po’ disilluse, ma pur sempre emozionanti. Diciamo sempre che in ogni viaggio ci può essere l’imprevisto, così come la sfortuna di un clima avverso: dall’escursione di whale watching di Husavìk ci aspettavamo sicuramente qualcosa di meglio. Esperienza già testata altrove, con esito decisamente diverso, l’uscita in barca ha dato come frutti l’avvistamento piuttosto a lunga distanza di qualche balena e, fortunatamente, qualche delfino ballerino pronto ad essere fotografato. In altre occasioni siamo stati più fortunati! Scesi dalla barca ci siamo diretti verso il lago Myvatn, dove le attività praticabili sono numerosissime: costeggiare il lungolago, avvistare uccelli, o fare escursioni di ogni tipo.  Noi ci siamo diretti verso il vulcano Hverfjall per poi addentrarci negli altopiani. Oltre alle tante attività, vi attenderano anche milioni di moscerini, che scompaiono solo con l’altitudine. Ritornando sulla Route 1 in direzione ovest ci si imbatte in Godafoss, la cascata degli dèi,una delle piu’ note dell’isola. La giornata si è chiusa raggiungendo Akureyri, dove abbiamo scelto una sistemazione leggermente decentrata (Öngulsstadir), a causa dei prezzi stellari cittadini.

Giorno 9: giornata cominciata nel fiordo settentrionale di Siglufjordur. Rapide soste ai villaggi di Dalvik, Olasfjordur e Siglufjordur, dove abbiamo curiosato al museo dell’aringa, che aveva fatto la fortuna della cittadina: in questo tratto sono molto più appaganti i paesaggi e le vedute nel tragitto, che le incursioni nei silenziosi agglomerati abitati. La catena montuosa di Trollaskagi offre scorci davvero pazzeschi, anche per chi non ama fare fotografie; la litoranea lascia senza parole tutti quanti! Rapido passaggio anche da Hofsos, famoso per la sua piscina in riva al fiordo e poco altro e da Holar ì Hjaltadalur, dove spezzare il lungo tragitto da percorrere per qualche foto alla cattadrale e alle casette con tetto in torba. Suggeriamo un altro break dalle ore alla guida fermandovi a Grettislaug, dove due hot pottur ben curate vi rigenereranno! Il costo è di 2000 ISK, cifra ragionevole, anche per la qualità del servizio. La fattoria-museo di Glaumbaer è stata la penultima tappa di giornata, dove abbiamo potuto toccare con mano una vera e propria fattoria del XVIII secolo ed entrare nelle casette d’epoca. A brevissima distanza da questo sito Reykjafoss ci aspetta: una giornata senza cascate, non è una giornata-tipo in Islanda! La visita è piuttosto veloce e, avendo optato per il pernottamento Sauðárkrókur, ci siamo potuti permettere anche questa tappa!

Giorno 10: in questa decima giornata ci siamo addentrati negli altopiani di Kerlingarfjoll, attraverso i sentieri incrociati tra ghiacci e i fumi della valle geotermica di Hveradalir. Una catena montuosa che secondo le leggende era perfetta per offrire riparo ai banditi del tempo e che, per questo motivo, è rimasta inesplorata fino al 1940. La strada per raggiungere questa zona è davvero impervia, senza 4x4 impossibile; abbiate pazienza, le buche profondissime saranno ripagate dal panorama! La riserva naturale di Hveravellir, dove troverete anche una piscina artificiale, è anch’essa una delle maggiori attrattive della zona e vale sicuramente il viaggio. Le strade impraticabili, le mille deviazioni e i lunghi trekking della giornata non ci hanno consentito di di aggiungere altro al nostro planning giornaliero. Il pernottamento è stato nella zona di Varmahlid grossomodo.

Giorno 11: il giorno numero 11 è ad altissimo chilometraggio e ci ha portati fino ai fordi dell’Ovest (Westfjords), poichè la mancanza di ponti e tunnel implica un continuo saliscendi in direzioni opposte lungo i fiordi. Può sembrare lungo, snervante e per alcuni non ne varrà la pena, ma i panorami e gli scorci scongiurano la noia e la monotonia. Se poi avete una mini attrezzatura da campeggio per poter sostare qualche ora e ristorarvi, allora il gioco è fatto! Alcuni esempi? La roccia che sembra un elefante a Hvitsekur, oppure le rastrelliere per l’essiccazione dei merluzzi tutte allineate tra un fiordo e l’altro. Sandafell è stato un buon punto di appoggio per il pernottamento.

Giorno 12: sentita subito la mancanza di una cascata, abbiamo aperto il giorno 12 con quella di Dynjandi, che nonostante le nuvole ci ha conquistati! Poseguendo sui fiordi, in direzione ovest, si incontrano nell’ordine un relitto di nave incagliata (Gardar BA), il faro all’estremità di Aranrfjordur, la scogliera di Latrabjarg e la spiaggia rosa di Raudasandu. Il tutto tramite diverse strade sconnesse e i soliti paesaggi da cartolina che in questa zona non mancano mai. Le hot pot di Hellulaug e Krosslaug offrono una degna chiusura in relax della giornata. Abbiamo scelto per il pernottamento la cittadina di Stykkisholmur, animata e variopinta. Il tramonto visto dal suo faro (alle dieci e mezza di sera circa!) è davvero strepitoso! Le giornate 11 e 12, per i chilometri da percorrere, richiederebbero una giornata in più, per poter fare le cose con più calma.

Giorno 13: è il giorno per un altro dei grandi simboli islandesi, Kirkjufell. Questo monte dalla forma inconfondibile, contornato da cascate e dal paesaggio pittoresco è decisamente la star della zona. Avendo dedicato le prime ore del giorno alle foto di rito a Kirkjufell, ci siamo poi concessi una sosta al museo dello squalo di Bjarnahofn, che può sembrare abbastanza turistico, ma la cuoriosità era tanta e siamo stati accontentati. Al costo di 9 euro circa a persona, l’unica famiglia/impresa che svolge questa attività per i paesi del nord vi aprirà le sue porte, spiegandovi passo passo tutti i procedimenti e i trattamenti di questa difficile carne, molto apprezzata dai locali. L’assaggio finale vi farà capire perchè scriviamo ” apprezzata dai locali” !!! Scherzi a parte, è disponibile anche la guida in italiano e la visita è molto veloce. La penisola di Snaefellsnes in cui ci siamo addentrati è davvero quella che, tra le tante, merita il lungo viaggio attraverso i fiordi, per la sua ricchezza. Il faro di Svoltuloft, la spiaggia di Djupalonssandur, la spiaggia e il faro di Malariff sono solo alcune delle tante meraviglie della penisola. Tutte tappe dove poter optare per soste veloci o escursioni più lunghe in tranquillità. Una sosta ad Arnastapi per qualche rifornimento, per poi riprendere il cammino verso le cascate di Bjarnafoss e la chiesetta nera di Budir. Abbiamo chiuso questa ricca giornata, (che consigliamo a chi ha tempo di spalmare in due giorni), con la spiaggia di Ytri-Tunga in serata, dove qualche scatto con le foche in posa è un rito per ogni turista. Per il pernottamento abbiamo optato per Borgarnes, non prima dell’ormai classico rituale hot pot a Landbrotalaugh!

Giorno 14: da Borgarnes abbiamo percorso la strada 550 in direzione Husafell. La strada è sterrata, paesaggio lunare e vista ghiacciaio Langjokull, attraverso il corridoio di Kalidadur. Le soste sono state soltanto per la visita delle cascate di Barnafoss e Hraunfoss. La strada si ricongiunge con il parco di Thingvellir, per raggiungere in punto da cui eravamo partiti, Reykjavik. Abbiamo dedicato un’altra mezza giornata alla capitale, per visitare ciò che avevamo inizialmente tralasciato e per il rito di fine giornata, non alla super pubblicizzata Blue Lagoon, piuttosto al fiume caldo Reykjadalur (peraltro gratuito!), con tanto di trekking di circa 45 minuti per raggiungerlo.

Giorno 15: l’ultimo giorno di vacanza è stato interamente dedicato al vulcano Fagradalsfjall. Trekking molto impegnativo sia per costeggiare la colata lavica in modalità panoramica (salendo sulle alture circostanti), sia per ridiscendere fino alla base. Volendo ci si può fermare all’inizio del percorso, potendo però vedere soltanto l’infinita massa di lava nera a fondo valle. Il vulcano e la sua attività sono in continua evoluzione, quindi, al momento in cui scriviamo, il sentiero che abbiamo percorso è stato quello contrassegnato con la lettera C nelle carte locali: i sentieri cambiano in continuazione, a seconda dell’avanzamento giornaliero della lava. Il parcheggio che abbiamo utilizzato è stato quello sulla strada 427, con costo giornaliero di circa 6 euro. L’attività imprevedibile alterna giornate di lava fumante che cola da ogni parte, a giornate dormienti. L’immensa colata lavica formatasi da marzo 2021 è comunque in costante movimento e fuma in tantissimi punti, per cui lo spettacolo naturale è assicurato.

Giorno 16: è ora di fare i bagagli e fare rientro a casa. Come sempre, abbiamo cercato di non perdere neanche un minuto e ci rendiamo conto che in alcune giornate i programmi siano fitti fitti. Sfruttiamo al meglio tutto il tempo che abbiamo, consapevoli di non poter vedere tutto per il tempo limitato a disposizione, ma cercando di prendere quanto più di quel che un paese nuovo ha da offrire. Stanchi, ma soddisfatti e con lo zaino pieno di ricordi meravigliosi, oltre che di panni sporchi!

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2 Commenti

  1. Avatar

    Vorrei fare il viaggio con voi
    In Islanda ringroad 15-20 gg. mese luglio 2022 contattatemi grazie

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      Ciao Anna, ci lusinga che qualcuno voglia intraprendere una viaggio con noi, ma non organizziamo viaggi per altre persone.
      Il blog è solo un “contenitore” delle nostre esperienze, che possano in qualche modo essere da spunto/aiuto per altri viaggiatori.
      A presto!

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