La più famosa e gettonata meta di tutta l’Indonesia, nonchè l’isola dei templi, delle risaie e della barriera corallina: a Bali si può trovare tutto questo e tanto altro ancora. L’isola si estende su una superficie di 5500 km quadrati e i punti di interesse si trovano sia sulla costa che nell’entroterra: un tour dettagliato che preveda la visita di entrambe le zone è assolutamente necessario.

Denpasar, il capoluogo, si trova nella parte meridionale dell’isola ed è l’aeroporto di riferimento per i viaggi balinesi. Per gli spostamenti avete due opzioni: noleggiare uno scooter, mezzo di trasporto per eccellenza sull’isola, ma anche il più pericoloso per i meno esperti, oppure lo spostamento coi taxi locali o con drivers, a tariffe prestabilite, mi raccomando! Il traffico nelle zone turistiche è davvero pazzesco e concordare una cifra indipendentemente dai tempi di percorrenza è fondamentale! Detto ciò i costi sono completamente diversi: un motorino (con tanto di caschi) vi costerà circa 5 euro al giorno più carburante, mentre un taxi o un driver molto di più: se avete in previsione tratte lunghe, una giornata con driver a disposizione vi costerà al’incirca 30/40 euro. Altra cosa che dovete sapere è che nei centri come Ubud il traffico è talmente intenso da togliere il respiro: se siete delicati, munitevi di mascherina.

Le zone sul mare più frequentate dai turisti sono certamente Seminyak, Kuta, Nusa Dua e Uluwatu: ognuna con le sue particolarità, queste località balneari sono molto caratteristiche, non tanto per il mare limpido, quanto per le spiagge animate. Di giorno sono offerte ai turisti moltissime attività come il surf, lo sci nautico e lo snorkeling, ma il vero punto di forza sono le miriadi di localini illuminati sulla spiaggia, letteralmente presi d’assalto dall’ora del tramonto in avanti. Lo spettacolo del sole che cade all’orizzonte attrae centinaia di persone, che corrono ad accaparrarsi la poltrona-sacco meglio posizionata per sorseggiare il proprio cocktail coi piedi nella sabbia!

Da Seminyak, che abbiamo scelto come base per i primi due giorni, si può raggiungere in un’ora di traghetto la vicina  Nusa Penida : isola molto selvaggia e famosa per gli amanti delle immersioni, nonchè per la sua estremità a forma di T-Rex, sempre più fotografata.

Precisiamo che abbiamo trovato molto conveniente a livello di prezzo la scelta del tour organizzato, perchè dovendo fare i conti con il tempo, la visita guidata si è rivelata la più adatta alle nostre esigenze. Generalmente preferiamo muoverci in autonomia, ma a Nusa Penida è impossibile vedere tutto in poco tempo, soprattutto a causa delle strade dissestate e non asfaltate che percorrono tutta l’isola. Per i più appassionati di immersione, consigliamo di fermarsi sull’isola almeno un paio di giorni. Tutti i tours che vi verranno proposti prevedono soste alle spiagge più famose dell’isola: snorkeling a Crystal Bay, sosta a Broken Beach e alla Angel’s Billabong, per finire a Kelingking beach, la più spettacolare a livello di panorama.

Le strade si inerpicano tra la vegetazione e piccoli agglomerati di case, quasi immerse nel nulla, in un continuo saliscendi poco adatto a chi soffre l’auto: gli scenari che vi aspettano ricompenseranno tutto. In tutti i tours organizzati è incluso anche un pranzo in un locale dell’isola, a base di prodotti tipici; il costo totale si aggira intorno ai 50 euro per persona e le compagnie offrono più o meno tutte lo stesso servizio.

Per quanto riguarda l’entroterra invece, il centro pulsante dell’isola è sicuramente Ubud, caotica cittadina balinese dove lo smog è a livelli stellari e allo stesso tempo un’ottima base per le escursioni nella parte centrale dell’isola. Motorini in quantità industriale e taxi incolonnati sono ordinaria amministrazione a qualsiasi ora del giorno, ma l’agglomerato di localini e negozietti del centro, alternati ai luoghi di culto, vale la pena di essere visto. Consigliamo di alloggiare fuori dal centro città, muovendovi poi tra le vie centrali a piedi. Gli hotel in tipico stile balinese si trovano tutti a pochi chilometri di distanza dal centro e vi permetteranno di raggiungere tutti i punti di interesse cittadini in pochi minuti, restando tuttavia appartati nella tranquillità della campagna quando lo desiderate.

A Ubud vale la pena fermarsi a visitare il Tempio delle Scimmie nella Monkey Forest: questo santuario dedicato all’animale simbolo si trova proprio nel centro città e accoglie, oltre a centinaia di scimmie della specie macaco dalla coda lunga, diverse piante rare utilizzate nei rituali balinesi. I templi della Monkey Forest risalgono al XIV secolo e sono basati sull’armonia tra uomo, vegetazione ed animali. Il biglietto costa circa 6 euro e la visita è piuttosto movimentata: non consumate cibo all’interno dell’area, depositate borse di plastica e altri oggetti all’ingresso e soprattutto chiudete bene le vostre borse. Le scimmiette sono un po’ dispettose, cercate di non disturbarle: a volte cercheranno di aprire il vostro zainetto, a volte cercheranno di salirvi sulle spalle: comportatevi normalmente e non date loro del cibo. La visita non richiederà più di un paio d’ore.

Se siete amanti di Instagram non perdetevi nel centro di Ubud questi locali: il Lazy Cafè, che vedete nella foto sotto, dove consigliamo di ordinare un cocktail o un frullato; l’Elixir Cafè per i vegetariani, ma non solo; il Lotus Cafè non tanto per il cibo servito, quanto per l’allestimento del ristorante. Dal Lazy Cafè consigliamo poi la “Campuhan ridge walk” , percorso tra le risaie da fare al mattino presto o la sera prima del tramonto.

Vi proponiamo di seguito due itinerari tipo con base Ubud, costruiti da noi con l’aiuto di un driver, di cui vi lasceremo il contatto, per visitare ciò che ci interessava e ottimizzare gli spostamenti.

Il primo giorno di escursioni full day è partito alle ore 9 dal nostro hotel di Ubud per raggiungere come prima tappa la Tegenunga Waterfall, ovvero la cascata nascosta. Il costo dell’ingresso è di circa due euro e la discesa di numerosi gradini vi condurrà alla cascata, dove potrete anche balneare e fare un tuffo.

Mappa itinerario 1

La seconda tappa è stata il Rocky Temple o Gunung Kawi, tempio indù dell’XI secolo, dove i monumenti funebri sono scavati nella roccia e alti fino a 7 metri. Dietro i monumenti è possibile anche fare una camminata tra le piccole coltivazioni di riso adiacenti il tempio.

Abbiamo poi proseguito fino al Tirta Empul Temple, vicino alla città di Tampaksiring, famoso per la sua acqua sorgiva sacra, dove i balinesi, ma non solo, si immergono per la purificazione: anche ai turisti è concesso l’ingresso alla vasca principale, ma se arrivate nelle ore di punta come è successo a noi, sarà impossibile farlo a causa della folla. Il rituale della purificazione rende questo tempio imperdibile. Intorno alla vasca principale si svolgono altri riti e potrete assistere alla preparazione di piattini votivi da parte delle donne locali.

Riprendendo la strada di rientro verso Ubud la tappa successiva è stata quella alle terrazze di Tegallalang: Bali è il paese del riso e di una forma particolare di coltura, che si espande in verticale proprio per la conformazione del territorio. Le Tellalang Rice Terrace sono conosciute in tutto il mondo e la loro perfetta armonia con quello che le circonda vi lascerà senza parole.

A breve distanza dalle terrazze fermatevi alle piantagioni di caffè, dove potrete anche fare una degustazione di caffè locali: sosta un po’ commerciale, ma caratteristica. Appena il tempo di un assaggio e la nostra giornata intensa volge al termine: tornare in serata al nostro alloggio immerso nel verde per un bagno serale in piscina è quello che ci vuole!

Il secondo itinerario che abbiamo percorso è partito proprio da altre risaie terrazzate: quelle di Jatiluwih, meno vicine a Ubud e meno comode da raggiungere (calcolate che per fare 40 km ci si impiegano circa due ore, proprio per il traffico di cui dicevamo).

Mappa itinerario 2

Le  terrazze  di Tellalalng sono le più frequentate dai turisti, ma a nostro avviso vale la pena di dedicare del tempo anche alla visita delle risaie di Jatiluwih, riconosciute patrimonio dell’Unesco dal 2012. Quando le abbiamo viste abbiamo capito subito il perchè: i meccanismi di irrigazione, le colture a rotazione e la precisione millimetrica degli appezzamenti a terrazza sono un capolavoro dell’ingegno umano, il tutto considerando l’assenza di macchinari e l’esclusiva attività manuale necessaria per poterlo ottenere.

All’ingresso troverete una mappa con vari percorsi, con indicazione della lunghezza e della durata: in base al vostro tempo a disposizione, alla vostra preparazione e resistenza fisica, decidete quello che fa per voi. Noi abbiamo scelto quello blu, con un durata di circa due ore. Munitevi di cappelli, crema solare e acqua, perchè vi potrà capitare di non trovare chioschetti per lunghi tratti.

La parte settentrionale dell’isola è la zona delle cascate, una più bella dell’altra: noi abbiamo scelto di visitare come seconda tappa le Git Git Falls. Scendete fino alla fine del percorso per scorgere le cascate e, se vi va, fare un tuffo acrobatico con le corde! Ricordatevi di lasciare qualche spicciolo alle simpatiche bambine che troverete non solo in cima, ma anche a metà percorso. Al posto delle Git Git, se preferite, potete optare per le Aling Aling Falls oppure per le Kanto Lampo. Per ragioni di tempo noi non abbiamo potuto visitarle.

Ci siamo poi rimessi in macchina per raggiungere il Pura Ulun Danu Bratan, tempio indù molto particolare perchè si trova sul lago di Bratan. Su questo lago venivano fatti riti e offerte alla divinità Dewi Danu, Dea dell’acqua. E’ stato costruito nel 1633 ed il tempio principale è facilmente riconoscibile per la sua torre su 7 livelli.

Abbiamo volutamente lasciato fuori dagli itinerari il Pura Lempuyang Temple, forse il più famoso e Instagrammato di tutta l’Indonesia, conosciuto anche come la porta del paradiso. Situato sul monte Lempuyang e raggiungibile percorrendo strade strette, ripidissime e molto trafficate, questo tempio shivaista è incastonato tra le montagne con una vista panoramica eccezionale, risale al X secolo ed era destinato a proteggere Bali dagli spiriti maligni. Purtroppo oggi è famoso soltanto per la foto a specchio di Instagram, che sembra fatta su un lago: oltre a non esserci nessun lago, questa foto fatta da un signore con uno specchietto in mano richiede più di tre ore di coda in media! Noi abbiamo preferito dedicare quelle tre ore alla visita di qualcos’altro sull’isola. Il biglietto di ingresso costa circa due euro, esclusa mancia per l’affitto oblbigatorio del sarong (la sorta di pareo che vi verrà affittato all’ingresso di tutti i luoghi di culto). La distanza di questo tempio da Ubud è notevole: circa 70 km, che si traducono in più di due ore di auto nel traffico balinese. Se avete in previsione di visitare la parte est dell’isola, o alloggiarvi per vedere il vulcano Agung, sarà certamente più comodo raggiungere da qui il Pura Lempuyang Temple.

I nostri consigli:

  • quando andare: la stagione migliore corrisponde alla nostra estate; agosto è il mese in cui piove meno in assoluto;
  • il driver: noi abbiamo avuto la fortuna di conoscere Dody, un ragazzo del posto che ci ha dato dei consigli nella costruzione del nostro viaggio. Vi lasciamo il suo recapito di seguito: +6288219562579.
  • come già detto nei luoghi di culto le gambe e le spalle devono essere coperti, attrezzatevi in tal senso;
  • acqua e crema solare sempre a disposizione, soprattutto nei mesi estivi e per le lunghe camminate;
  • capitolo scooter: noleggiatelo soltanto se siete già pratici a guidare nel traffico; non abbiamo mai visto tante persone con abrasioni per cadute come a Ubud! Con pochi euro in più salverete la vacanza da spiacevoli inconvenienti.
  • provati da noi: un hotel molto comodo a Ubud per posizione, ma immerso nel verde e nella tranquillità, consigliamo l’hotel Udaya resort and spa. Navette gratuite vi porteranno ad ogni ora nel centro di Ubud, una spa a disposizione e un ristorante a prezzi non molto diversi dai warung del centro. La piscina a sfioro sulla vallata vi permetterà di recuperare le energie dopo le giornate di escursione! Per quanto riguarda invece Seminyak vi consigliamo il Grandmas2 Plus, per la posizione strategica a soli 200 metri dal lungomare e altrettanti dal centro città.

Cucina Balinese: anche dal punto di vista culinario quest’isola non ci ha delusi. Il riso, piatto forte per ovvi motivi, la fa da padrone nella maggior parte delle preparazioni dolci e salate. I numerosi warung (osterie, trattorie, ristorantini che dir si voglia) sparsi su tutta l’isola lo preparano in tutte le salse. Il Nasi Goreng, nella versione con verdure e pollo, è quello che mette d’accordo un po’ tutti e che ci ha conquistati. Specificate sempre il livello di piccantezza che desiderate, perchè come nella gran parte dei paesi asiatici, anche qui ci danno dentro con le spezie! Ottime anche le zuppe, il pollo cotto nel latte di cocco e i cocktails di frutta (ananas e papaya su tutti!). I dolci balinesi invece, ottenuti sempre cuocendo e lavorando il riso, ci sono piaciuti meno.

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