Un itinerario facile da mettere su carta, un po’ meno da organizzare nei vari spostamenti, ma che speriamo possa essere utile a chiunque voglia approcciare il viaggio in Perù in completa autonomia.

Se state pensando di visitare questo paese, prima di tutto leggete il nostro articolo su come organizzare il viaggio, con dettagli pratici e consigli di base.
Premettiamo che il nostro viaggio ha volutamente omesso la visita di Iquitos e della foresta amazzonica, sostituiti da una puntata di cinque giorni in Bolivia. Si sa, quando si viaggia con tempi stretti vanno fatte delle scelte: tenete presente che la parte di Iquitos può essere aggiunta al nostro itinerario raggiungendola con un volo interno da Cusco o Lima.
Per il volo diretto dall’Italia abbiamo trovato una buona offerta con Delta, con scalo ad Atlanta. Se viaggiate come noi in agosto, o comunque in alta stagione, conviene fermare il volo almeno sei mesi prima, si può risparmiare moltissimo su quella che è la spesa più rilevante del viaggio!
Giorno 1 : Atterrati a Lima nel nostro caso abbiamo deciso di non visitare la capitale subito, ma di rimandarla alla fine del nostro giro: un bus diurno per Ica ci ha portati in 4 ore nella cittadina più vicina al primo punto di interesse: Huacacina.
Un’oasi in mezzo al deserto, a pochi chilometri dalla trafficatissima città di Ica, ma appartata e tranquilla, raggiungibile in 10 minuti di taxi. Le dune racchiudono il piccolo centro, dove a parte qualche alloggio e ristorante, c’è poco altro. Un paesaggio che non ti aspetti in Sudamerica, ma che, proprio per questo, ci ha incuriositi.
Giorno 2: Huacachina e Paracas. Abbiamo dedicato la mattinata all’escursione al Parco Nazionale di Paracas e alle Isole Ballestas. Una parte dell’escursione si fa in barca partendo dal porticciolo di Paracas, verso le isole Ballestas, che ospitano leoni marini ed un numero indefinito di uccelli, passando per il famoso “Candelabro”, visibile solo via mare. Ci siamo poi diretti con un taxi alle scogliere di Paracas per qualche foto a Playa Roja e alla Catedral. Nel pomeriggio, rientrati a Huacachina, abbiamo aspettato il tramonto per il nostro giro in buggy. Le attività proposte sulle dune di Huacachina sono tantissime, dalla corsa in buggy sulle dune, al sandboard, fino al pedalo’ sul laghetto centrale: insomma ce n’è per tutti i gusti. Per accedere al percorso tra le dune serve un biglietto giornaliero (poco più di 3 euro), che garantisce ingressi ripetuti nel corso della giornata.
Una giornata è più che sufficiente per esplorare l’oasi e provare le attività offerte, quindi abbiamo soggiornato qui soltanto una notte. 
 

La tappa successiva è stata Arequipa, città a 2300 metri slm, nella quale trascorrere almeno 48 ore per un acclimatamento ideale e soprattutto per visitarla con un po’ di calma. Per raggiungerla abbiamo preso un bus notturno da Ica, con la compagnia Cruz del Sur, dove la poltrona a “cama” ci ha permesso di dormire per gran parte della tratta: 13 lunghissime ore passano più velocemente viaggiando la notte, soprattutto se su strade non scorrevoli come questa.  

Giorno 3/4: Arequipa ci ha accolti con il suo centro storico molto colorato, la sua piazza animata da eventi e spettacoli musico-danzanti e con i suoi tantissimi negozi. Meritano una visita sia il Monasteiro de Santa Catalina, sia la cattedrale situata in Plaza de Armas; se poi volete fare come noi, addentratevi fino al mercato cittadino, meno turistico, ma tappa fissa di ogni nostra visita. Volevi saltare un mercato? Ehehehe…

 
Abbiamo utilizzato Arequipa anche come base di partenza per la nostra prima vera escursione peruviana: quella del Colca Canyon. Piccola parentesi per quanto riguarda la questione escursioni: se avete già letto qualcosa sul nostro blog, sapete che ci piace organizzare le cose in autonomia, senza vincoli di tempo e spazio. Ebbene questo è stato il viaggio in cui più di tutti abbiamo deciso di rinunciare parzialmente a questa autonomia: le altitudini raggiunte in diverse tappe, nonchè la difficoltà di alcuni trekking sono la ragione che ci ha spinti a rivolgerci alle compagnie o agenzie locali, per godere appieno di ogni momento e paesaggio. L’attrezzatura di emergenza e soprattutto l’esperienza di guide specializzate sono necessarie per affrontare qualsiasi situazione possa presentarsi in alta montagna. Per quanto riguarda le agenzie, rivolgetevi al vostro host, che vi indicherà alcune compagnie locali che magari in rete non vengono menzionate. Per il Colca Canyon ci siamo rivolti a https://perou-voyage.com/ :abbiamo contattato Thomas, che organizza questo tour in modo molto dettagliato e che ci è stato di grande aiuto nella gestione dei primi segni di soroche.
Giorno 5/6: Il tour in partenza da Arequipa ha la durata di due giorni e prevede la visita dell’Aguada Blanca National Park e del Colca Canyon, con rientro la sera del secondo giorno, ad Arequipa o direttamente con trasferimento a Puno. Essendo la nostra tappa successiva, abbiamo optato per questa seconda alternativa.
Dopo la visita della piana dei vulcani (4900 slm) il primo giorno si rientra in hotel/ostello: potete scegliere la sistemazione voi, prenotandola a parte, oppure optare tra quelle proposte da Thomas. Ci siamo trovati benissimo a Miskiwasi, un bed and breakfast a conduzione familiare nel paesino di Yanque, accogliente e con un ottimo ristorante all’interno. 
La visita del Canyon del Colca e l’avvistamento dei condor del secondo giorno è stato il piatto forte del tour, con rientro in serata a Puno.
Giorno 7: Dopo una passeggiata mattutina nel centro di Puno, è il momento di raggiungere la nostra sistemazione sulle Islas Flotantes de Los Uros. Una giornata dedicata al relax sul lago Titicaca (3800 metri), dove a parte una breve gita in barca e la lettura di un libro al sole, ci riposiamo coccolati dai nostri ospiti di Kaypacha Lodge. Gli Uros sono una comunità del tutto autonoma, che vive costruendo le proprie abitazioni sul lago con un’antica tecnica di utilizzo della totora, una pianta locale. Ognuno può scegliere una posizione sul lago e iniziare la costruzione della propria casa: i vari strati di totora creano isolotti galleggianti (ecco perchè “flotantes”), che necessitano di manutenzione più volte all’anno per non sprofondare. Super interessante la spiegazione di come, progressivamente, la casa viene costruita, mantenuta e allargata nei mesi.
Ci sono diversi host sugli isolotti galleggianti, ci sentiamo però di consigliarvi la famiglia di Armando, perchè ci ha fatto vivere un’esperienza davvero unica!
Giorno 8: un altro giro in autobus ci ha poi trasferiti da Puno a Cusco, la città attorno alla quale gira il maggior numero di attrazioni turistiche del Perù. Anche in questo caso, scegliamo di non visitare subito la città, salvo un breve giro in serata per poi rimandare la conoscenza soltanto di qualche giorno e godercela in tranquillità. Da qui infatti ci siamo subito spostati ad Aguas Calientes, la cittadina di riferimento per la visita di Machu Picchu. Abbiamo scelto per la prima notte a Cusco un hotel vicinissimo alla stazione centrale dei treni per due motivi: il primo era non fare l’ennesima levataccia, il secondo era quello di poter lasciare in deposito i nostri bagagli per i due giorni di trasferta a Machu Picchu, con la comodità di poterli ritirare subito al rientro in città. Ndr: sui treni per Aguas Calientes ci sono dei limiti di peso e dimensione dei bagagli, ragion per cui non si può portar dietro tutta la zavorra al completo!
 
Giorno 9: il treno che porta i turisti da Cusco ad Aguas Calientes viene proposto in veste più o meno lussuosa da diverse compagnie. Noi abbiamo scelto Perùrail, il sito è questo. Si possono scegliere carrozze standard e più economiche (expedition), oppure quelle più costose, con vetrate panoramiche più ampie (vistadome). La differenza è davvero minima, quindi perchè pagare di più? Arrivati ad Aguas Calientes, dopo un viaggio di 4 ore, la giornata prevede un giro nel piccolo paesino, al grande mercato di artigianato del centro ed una cena. Si gira benissimo a piedi, viste le dimensioni del centro ed è tutto a portata di mano.

Giorno 10: La sveglia suona prestissimo per la giornata dedicata a Machu Picchu. Dal centro di Aguas Calientes si possono prendere gli autobus che conducono all’ingresso e il primo parte alle 5.30. Alcuni temerari affrontano i 9 km di cammino e 500 metri di dislivello per entrare al sito archeologico (3 ore circa di cammino), con il rischio di togliere energie e tempo alla visita. Non ne vale a nostro avviso la pena. Essere invece tra i primi ad entrare e godere di alcuni spot in quasi completa solitudine invece sì…eccome se ne vale la pena! Abbiamo optato per il biglietto Machu Picchu e Montagna Picchu, il più facile dei percorsi da abbinare ed è stato più che sufficiente per vedere quello che ci interessava. Attenzione al percorso: all’interno del sito non si può mai tornare indietro, quindi calibrate bene i punti in cui sostare e fare le foto che vi interessano di più, senza rischiare di non poterci ritornare. All’interno del sito non si può mangiare, ma è consentito portare snack ,barrette e acqua, ovviamente senza lasciare nulla in giro e nel rispetto di un sito che abbiamo trovato molto curato e pulito. Una volta usciti ci sono le toilette (all’interno ahimè, nulla!) e un punto ristoro, carissimo, in quanto l’unico in loco. Scesi ad Aguas Calientes nel primo pomeriggio ricordatevi di recarvi al Ministerio de Cultura,  per far apporre il timbro di Machu Picchu sul vostro passaporto! Davvero un’idea carina. I treni per il rientro a Cusco partono da metà pomeriggio in poi e vi riporteranno in città in tarda serata.

Giorno 11: la nostra base di Cusco è rimasta tale per i 5 giorni seguenti. Il primo dei quali abbiamo deciso di fare qualcosa di tranquillo, seppur visitando i dintorni. Le uniche tappe praticabili senza guide/tour accompagnati sono quelle di Chinchero, le saline di Maras e il sito archeologico di Moray. Così abbiamo deciso di prendere un taxi privato (esiste anche l’opzione collectivo, ma è decisamente meno comoda) e di farci accompagnare verso questi posti relativamente vicini. Il primo stop è stato a Chinchero dove nei giorni di martedi, giovedi e domenica si svolge un bellissimo mercato cittadino. Il tassista è stato molto gentile nel consigliarci una sosta in una delle tante fattorie tessili, dove chi ci lavora mostra ai turisti come vengono colorate naturalmente le fibre di lana di alpaca. Ovviamente si possono poi acquistare capi e prodotti locali lavorati con queste tecniche antiche. Noi ci siamo fermati a Centro Textile Nawi Awapa ed è stato tutto molto interessante; una visita breve, ma piacevolissima.

La seconda sosta è stata alle saline di Maras: piu’ di 1000 stagni terrazzati da cui ancora oggi viene estratto sale e che risalgono all’epoca pre-inca. Colori dal bianco al rosso mattone a perdita d’occhio, dove oltre a poter acquistare prodotti di ogni genere e specie a base di sale, si possono toccare con mano le fatiche immense di chi qui ci lavora. Interessante anche conoscere il processo di estrazione del sale.
L’ultima tappa della giornata è stata Moray, un sito archeologico avvolto tutt’oggi nel mistero. I dubbi di inquadramento di questa sorta di anfiteatro a cerchi concentrici riguardano la possibilità che venisse usato come luogo cerimoniale e religioso, oppure come struttura atta ad accogliere e diversificare diverse colture in base alle altitudini. La prima ipotesi, vedendo il sito, appare comunque la più probabile. La durata di tutto questo giro e’ stata di circa 6 ore.

Giorno 12: la serie di sveglie alle 4.30 della vacanza non è finita e questa è stata la giornata dedicata al trekking verso la Laguna Humantay. Due ore e mezza di pullmino sulle solite strade avventurose del Perù per raggiungere il punto di partenza del trekking. Abbiamo scelto di affidarci per questa e per l’escursione del giorno seguente all’agenzia Machu Picchu Reservation, che trovate anche online e che oltre ai prezzi competitivi, ci è sembrata molto flessibile ed efficiente nell’organizzazione. Il trekking prevede un percorso di 8 km, con un dislivello di 800 metri, che fidatevi si fa sentire fin dai primi passi! Lo spettacolo a fine percorso ripaga ogni sforzo. Il rientro in città è sempre in serata, considerando il traffico intenso in ingresso a Cusco.

Giorno 13: sì, anche il tredicesimo giorno la sveglia suona alle 4.30 per la chicca finale. La rainbow mountain, montana de sietes colores, o chiamatela come volete, ci attende…ma quale? Ebbene sì, a Cusco ci viene spiegato che la tanto pubblicizzata Vinicunca non è l’unica montagna colorata del Perù e che moltissime sono le cime caratterizzate da questi colori sgargianti, grazie ai minerali contenuti nel terreno. E non è finita: la nostra intenzione di visitare Vinicunca viene subito rimpiazzata. La montagna colorata più antica e dal significato più importante per i local non è questa. Ci parlano di Palcoyo, dove lo spettacolo è garantito senza il contorno di folla in coda per la classica foto e quindi …. cambiamo idea in extremis. Stessa formula del giorno precedente, organizzazione e spostamenti con pullmino da 12 persone, questa volta il tragitto è un po’ più breve, ma non meno tortuoso. Il trekking è piuttosto facile e si può affrontare con calma, senza problemi anche per chi non è perfettamente allenato. Pochi i visitatori, perchè Instagram e il web spingono su Vinicunca: meglio per noi! Una meraviglia della natura che chiude il nostro giro di escursioni.

Giorno 14: abbiamo dedicato questa giornata alla visita della città di Cusco, che non potevamo assolutamente saltare. Non soltanto il centro e la gigantesca piazza, ma i vicoli pieni di negozietti di artigianato locale, il mercato di San Blas per una pausa pranzo davvero tipica, le piazzette piene di bancarelle in un continuo saliscendi. Davvero una città viva e piena di angoli pittoreschi. 

Giorno 15/16: abbiamo salutato Cusco in mattinata e 2 ore circa di volo ci hanno riportati a Lima, dove abbiamo trascorso il pomeriggio e il giorno seguente, prima del rientro in Italia. Le attrazioni della capitale non sono moltissime, soprattutto se rapportate a tutto quello che abbiamo visto prima. In centro, oltre alla piazza principale, i punti di interesse sono la Basilica y Convento de San Francesco da Lima, la Cattedrale, il palazzo del Governo e il Convento di Santo Domingo.
Miraflores è però la zona più turistica della città, sebbene lontana dal centro storico e anche la più servita in termini di hotel, ristoranti ed esercizi commerciali. Arrivati in questo quartiere ci è sembrato di non essere in Perù, perchè tutto quello che ci circondava aveva le sembianze di qualsiasi cittadina balneare, nulla a che fare con gli scorci, i paesaggi e le strade a cui ci eravamo abituati. Consigliamo di raggiungere Miraflores per una passeggiata nel tardo pomeriggio, un po’ di shopping (non tipico, ma quello di un qualsiasi mall) e soprattutto per cena. La scelta tra i locali è davvero ampia, una sensazione davvero strana dopo tanti giorni nel Perù autentico. 
Con la visita di Lima si è chiuso il nostro itinerario di due settimane, tanto intenso quanto ricco di cose nuove per noi; un viaggio che senza dubbio consigliamo di fare almeno una volta nella vita!

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